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Ali

Sta girando tutto intorno alla stessa cosa da mesi, forse anni. Non riesco a tirarne fuori il centro. Persone che alla fine ci credo che mi vogliono bene. Abitudini che il più delle volte mi strappano ancora un sorriso. Sai quando il controllo va a puttane, e dopo aver sfondato mezza casa ti guardi intorno e ti viene da ridere e va di nuovo tutto bene? Tutte quelle ore a letto, mai fatto caso al soffitto. Lettere che volevo scrivere, ma non l’ho mai fatto per paura di cambiare idea. Svegliarmi e non sapere che giorno è, l’indecisione se preparare il pranzo o la cena. Il vicino rompicoglioni con la chitarra, o che ascolta la chitarra, e che canta, o ascolta qualcuno che canta. Non canterò mai più ragazzine strafatte su quella strada, perché su quella strada non ci passerò più. Mai più a notte fonda lo spazzino dell’area riservata che non parla inglese. Ci sono parole che volevo sentire, ma non le ho mai dette per paura di essermele inventate. Fotografie che vorrei non vedere più. Tavolette di cioccolato e tazzine di formaggio, in quest’ordine. Avanti ed avanti senza fretta a sperare il giorno dopo, ma il giorno dopo diventa oggi troppo in fretta. Cosa credo di me? Cosa succede se quello che ho chiesto non era vero ma l’ho ottenuto lo stesso? Ritratti che non somigliano a nessuno. Ricordi che non somigliano a nessuno. Voci di fantasmi vicini che non ho cercato di tenermi vicino. Fantasmi di voci distanti così facili da ritrovare. Che scusa, metterla sul politico quando è solo personale. Ogni categoria è fatta di individui. Solidarietà, simpatia, stupidità. Sostanziale ignoranza. Sostanza volatile e indescrivibile. Voglio volare via con l’essenza che ho tradito, guardare lontano con l’anima che ho trovato, cadere nel vuoto come in un sogno dimenticato.

Non riesco a pensarti

Sono qua, sdraiato sul letto, con un po’ di dolce malinconia ad accarezzare i miei occhi assonnati. Sono qua con questo familiare sentimento che da tempo non cerco neanche di mettere da parte, forse perché ho bisogno di una coscienza sporca per sentirmi una persona, o forse perché ho bisogno di voler bene a qualcuno nonostante tutto. Sono pronto, come tante altre volte, per venirti a trovare.

E mi accorgo che non ci riesco.
Il pensiero gira attorno alla tua immagine senza fermarsi da nessuna parte, senza mai mettere a fuoco, come se non fosse sicuro del perché è passato di lì. Del perché l’abbia mai fatto.

Non è che ho cancellato tutto. Se mi sforzo un attimo, posso recuperare i ricordi uno per uno, con tutti i loro sfocati sentimenti. Ma non c’è nessun flusso, nessun vagare automatico della memoria, nessun bizzarro brivido lungo la schiena. È come ascoltare per l’ennesima volta la mia canzone preferita, solo per riscoprirla vuota, un insieme di note e parole senza un vero significato.

È rassicurante, saper leggere il passato in chiave romantica. Se anche il mondo dovesse un giorno crollarti sotto i piedi, almeno hai qualcosa da raccontare: caduta o meno, almeno per un breve periodo ti eri preso la briga di esistere. Potrai sempre guardarti allo specchio sapendo che i tuoi occhi saranno là ad aspettarti.
Senza questa semplice abilità, al di là dell’umiliazione nel vedere il degrado di sentimenti che sembravano destinati a spostare montagne, anche quell’abbozzo di riflesso si scioglie nella nebbia di una qualunque notte senza stelle.

Vorrei poter dire che ho imparato qualcosa. Ma sarebbe illogico: non ho mai applicato la lezione, è il confronto che è venuto a cercare me. Tutto quello che ho fatto io è stato guardare, guardare il nuovo e odiare i miei scheletri. Come se uno scheletro potesse rispondere. È troppo facile, dare la colpa ai morti. Non possono tenersi in equilibrio su un paio di femori traballanti mentre ti sputano in faccia le contraddizioni che hai cercato di rimuovere. Al primo segno di buone intenzioni un soffio e via, nell’oblio con tutto ciò che non sono in grado di conciliare razionalmente con tanta decadenza. Un mucchio di ossa sul pavimento.

E ora? Mi manca la voglia di soffiare, di nascondere. Sono allo scoperto, senza più neanche l’ombra del mio affetto incondizionato per farmi scudo, e allo stesso tempo sono più disarmato che mai, privo di anche solo il minimo desiderio di giustificare.

Venivo a trovarti per abitudine, ma è alla tua fredda anima che mi sono abituato, e forse era ora che quell’inverno calasse anche su di me.

Ali

Sono stanco di soffrire, rileggere quello che penso. Cantare rimpianti che hanno smesso di avere senso e fingere rimorsi che non merito. Sono stanco di tingere di rosa i miei trascorsi, desiderare una cosa dopo l’altra che non posso avere. Sono stanco di non appartenere e di false appartenenze, sono stanco di sacrificarmi in lunghe penitenze, guardare dalla parte sbagliata e dare la schiena a quella più bella ma abbandonata. Sono stanco di fuggire la scena, credere nelle stelle e nelle lunghe camminate, non capire le stronzate e saltare le parti belle, sono stanco di sprecare il mio tempo e non avere niente per non sprecarlo, sono stanco di apprezzarlo, avere gli occhi sbarrati e non ricordare i colori degli altri, i malati. Sono stanco di orrori, non dormire mai, non sapere quanto sai, vederti e crollare. Sono stanco di volerti spiegare e sono stanco di essere morto, le menzogne e il mentire. Sono stanco di ripartire, sono stanco di sognare e sono stanco di ogni tuo torto. Sono stanco di urlare e non poter scrivere nulla di cui vantarmi, il mio lamentarmi e la mia volontà, sono stanco di giudizi e astrazioni, la tua disonestà e tutti questi coglioni.

Non fare rumore

Si sono sprecate tante di quelle parole, e l’amore non è altro che un modo diverso di sorridere.