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Insieme

Puoi pensare di aver capito, di aver trovato quella semplice soluzione sfuggita per così tanto tempo, ma non è così che funziona, ciò che è semplice non è così semplice da trovare, e non puoi cavartela con l’apporto di luoghi comuni arbitrariamente selezionati.
Secondo me non c’è niente da capire. Ci siamo io, te, il piacere e il dolore. Se avessimo cercato il bello invece del giusto, ora non saremmo qua. Non basta un’intuizione. non basta un ragionamento, siamo umani, le nostre capacità di verificazione sono limitate e non possiamo essere a conoscenza di tutte le variabili coinvolte.
Che bisogno c’è di giustificare il piacere? Dovrebbe essere naturale, e giusto per definizione. Almeno per uno di noi! Vuoi dirmi che gli angeli si sono offesi? Un angelo non si offende, al massimo piange. Piange perché la sua bellezza è irrilevante, e non c’è niente di romantico in questo. Il paradiso è invaso da un fetore di patetico, l’inferno è il regno dell’autocommiserazione solo quando la gente che ci va non ha capito un cazzo. Debole variabile, ma almeno esiste.

Parlami del tuo dolore. Mostramelo in tutta la sua incoerenza, ficcami in gola ogni rifiuto della tua anima egocentrica, mischia le tue lacrime al mio sudore, alla mia stanchezza, ai miei occhi ripetenti.
Non potrei mai accettare di vederti felice, perché la solitudine è innamorata della morale ed è un amore impossibile, come io sono innamorato di te ed è un amore osceno, quasi dimenticato, forse per istinto di sopravvivenza. È meraviglioso, enorme, il simbolo di quell’estetica che avrei dovuto comprendere e farti comprendere quando era il momento, ma non si sa perché improvvisamente non è più il momento per niente.
Dovremmo ballare, io e te. Danzeremmo per tutta la notte, sotto un cielo troppo esausto per essere chiamato ancora una volta a oscurare il disgustoso, sotto un cielo che io e te potremmo salvare dal suo tormento, ed essere ricompensati con una stella per uno, una stella che cavalcheremmo fino agli estremi dell’universo, bruciando in estasi. Ti amo…
Ci sono cose che non si possono semplicemente capire, o spiegare. È per questo che le mie lettere, quelle vere, escono sempre un disastro. Non posso sempre ripiegare sulla mia povertà didattica, a volte non è semplicemente colpa mia. A volte è troppo anche per me.

Insieme non deve per forza significare qualcosa. Esiste un di là della parola, l’oltre sublime che ho cercato di rappresentare in tutti i modi, anche quando era troppo tardi, anche quando Dio stesso si chiedeva cosa stessi facendo. Forse è stato un errore pensare di avere in mano il pennello – ma una volta trascesa la logica non resta che abbracciare, nel dubbio, l’ipotesi migliore, senza più l’ombra di un dubbio. È per questo che continuerò a disegnare, nonostante non sia rimasto più nessuno per vedere. Non è questione di speranza, ma di senso estetico. Arrogante e complicato, ma l’alternativa è patetica. Il suicida è codardo non perché si arrende – chi ha detto che la vita dev’essere difficile? – ma perché il più delle volte ne approfitta per ripiegare su impersonali matite commerciali. E questo è terribile, la morte dell’arte.
Anche l’abbandono, in tutte le sue forme, ha un potenziale, e come tutto ciò che ha un potenziale è deprimente vederlo sprecato con pretese incomprese. O forse utilizzo una prospettiva sbagliata, come quelle immagini che hanno senso solo da lontano, o una costruzione della quale si sono scordati di pitturare una facciata.

Dovremmo volare, io e te. Nulla di eroico, solo una torre e un vuoto. Dall’alto lo schifo sembra più piccolo, e la sua esistenza diventa quasi sopportabile, e magari potresti approfittarne per andare più veloce di me, e farmi vedere finalmente come si accelera. Mostrarmi un’idea invece di perdere tempo a spiegarmela. Non un aiuto, non una guida – queste sono cose da bambini bianchi. Il mondo non necessita di esempi, tutto ciò che la storia può realmente insegnare è il fondamentale fallimento delle categorie. L’esperienza del singolo può essere utilizzata solo tramite associazioni, ma l’associazione è arbitraria e presuntuosa. Il significato nasce dalla scelta, e le scelte non sono riconducibili a una base logica. Siamo costituiti da scelte, non motivazioni – consolare un rimorso tramite una revisione e modifica di ragionamenti passati è possibile quanto ridicolo, e la memoria non è un testimone affidabile.
Certo, alla fine l’evoluzione del pensiero è parte integrante di ogni pezzo di esperienza. Ma nel disegno generale, momentaneamente compiuto ad ogni nuovo momento, ci siamo solo noi, soverchiati non dal peso del passato, quanto dal peso del presente.
Scrivo per rendere bello questo presente.
Scrivo per rendere bello questo insieme.

Ti scrivo perché ho visto il nostro capolavoro.

La scelta

Angeli.

Alcuni dicono che passano il tempo a guardarci, a spiare tutto quello che facciamo, a giudicarci, guardiani invisibili… Bugia. Agli angeli non frega nulla di noi. Siamo indegni di loro? Sono forse esseri superiori? No. Non sono certo entità perfette… e poi ci sono loro. I demoni. Aspettano sempre, nell’ombra. Di afferrarci, mutilarci, torturarci, farci urlare pietà… ma loro non sentono urla, non concedono pietà.

Alcuni, sempre gli stessi, dicono che i demoni sono angeli caduti… Altra bugia. I demoni sono sì angeli, ma angeli che hanno fatto una scelta. Perversa, ma pur sempre una scelta. Non hanno scelto il male, oh no… Hanno scelto la via più razionale. Perchè gli angeli stanno lì, pallidi, amorfi… nessun segno di vita, anzi, proprio nessuna vita… Gli angeli non soffrono, guardano gli altri soffrire e si autocompiacciono della loro ridicola disperazione nel vedere le pene altrui, della loro capacità di comprendere le anime doloranti e di aiutarle a trovare la via della salvezza. I demoni no, i demoni soffrono e fanno soffrire. E’ più equo. Ogni attimo di sofferenza, ogni istante trascorso nel dolore ha un suo corrispondente nel male inferto agli altri. Una soddisfazione impossibile da descrivere.

Alcuni (si, ancora loro) dicono che i demoni sono dei mostri, bestie senza cuore… Ennesima bugia. I demoni sono molto più emotivi degli angeli; i demoni vivono. I demoni provano tutti i sentimenti che per gli angeli sono solo una pallida illusione: gratitudine per chi è stato clemente, rabbia per chi non è stato leale; amore per il carnefice, amore per la vittima. Gli angeli possono solo fingere di penare come coloro che compatiscono, ma in realtà li invidiano. Gli angeli sono, senza nemmeno accorgersene, alla ricerca di una sofferenza che non sarà mai loro inflitta. Aspettano di diventare demoni, quando il pensiero stesso li ripugna.

Alcuni (ok, sto cominciando a ripetermi) considerano angeli e demoni come bene e male. Nulla di più falso. E’ forse bene estraniarsi dal mondo, precludersi la possibilità di vivere alla ricerca di una pace interiore che si spera di trovare nell’aiutare gli altri senza ricevere nulla in cambio? Ed è forse male cercare di vivere meglio che possiamo il tempo che ci è stato concesso, soffrendo e provocando dolore agli altri, salvando e venendo salvati? Gli angeli non potranno mai avere quello che cercano, gli angeli non troveranno mai la pace. Gli angeli non riceveranno mai i sentimenti di nessuno. Non è il salvatore senza macchia e senza paura che tocca il cuore della vittima, ma il carnefice che ha un attimo di pietà: il carnefice pentito, il carnefice commosso, il carnefice innamorato. E allora, sarà raggiunta la pace. 

C’è un tempo per vivere, e un tempo per aspettare. Se proprio volete aspettare, gli angeli vi accoglieranno tra le loro schiere; altrimenti, vivete da demoni. Abbiamo una sola possibilità, non sprechiamola passando il tempo a morire dentro; provare delle emozioni è l’unica ragione per la quale si vive. Fidatevi che ne vale la pena.