A occhi chiusi

Ho visto i gatti piangere fiamme.

 

Beep beep

Ci sono cose, persone, situazioni, che mi provocano un atroce disgusto.
Sento dire che l’odio è più facile.
Beep beep.

I ricordi prevaricano su tutto, e a ogni apertura corrisponde una rimembranza in fuga.
A volte è la stessa cosa.
Beep beep.

Assurdo come il rancore possa condizionare un’esistenza.
D’altra parte la vendetta non trasforma vertebre in ali.
Beep beep.

Una continua ricerca di qualcosa, magari un’emozione, e quella sigaretta diversa dalle altre.
Le piccole cose.
Beep beep.

Un gruppo, tutti insieme, corna e sorrisi e magia.
Specchio di una momentanea, ingenua felicità.
Beep beep.

Di sera, trascinati e trascinandosi, gli angeli tornano a casa senza più neanche l’ombra di una penna.
Con acqua santa rimuovono dai candidi vestiti il sangue nero dei peccatori.
Beep beep.

Trascorrono il tempo a concedere salvezza, e alla fine non ne rimane a sufficienza per loro.
Aiutamoli, dicono.
Beep beep.

E ancora, le stelle cadenti che illuminano la notte, e un lampeggiare lontano.
Anime in cerca di quell’illogica allegria.
Beep beep.

Ci sono cose, persone, situazioni che mi provocano un atroce disgusto.
Sento dire che l’odio è più facile.
Beep beep.
 

Sirene

Dove sei andata, a me dolce sirena?
Cercavi la vita la nostra la mia
nel sogno di un bacio e la rossa magia
degli scheletri che abbiamo nascosto.

Dove hai guardato, a me dolce sirena?
Bianc’ossa del vento son code di stelle
e il regno divino le nuvole celle
aspettano in coro.

Dove hai volato, a me dolce sirena?
Le membra sgualcite rimembrano voci
di nuvole sole, creature precoci
con rabbia colpirono.

Dove sei caduta, a me dolce sirena?
I cieli non reggono il velo dei santi
né importa quel buio respiro nei canti
che si alzano in volo.

 

Al Festival Inferno

Al Festival Inferno passeremo la notte,
noi porci e chiunque altro voglia.
Dovesse qualcuno mangiare la foglia,
saprà dove trovarci.

È un evento rinomato, il Festival Inferno:
arrivano curiosi da ogni paese.
Tutti si presentano con le loro pretese,
ma il Festival Inferno sa come soddisfarli.

E ci si diverte, al Festival Inferno:
c’è spazio per tutti, nelle sue profondità.
non è per idealismo né per carità,
ma semplice ritorno all’Uno.

Al Festival Inferno centinaia di donne a gambe aperte,
pronte ad accogliere chi è capace di un sorriso.
E come si illumina il viso
di chi assaggia il nettare del Festival Inferno.

Al Festival Inferno si fuma tutti insieme,
senza bisogno di chiedere niente.
È un’esaltazione dell’amore per la gente,
il Festival Inferno.

È facile perdersi, nei meandri del Festival Inferno:
mente e corpo sono stimolati allo sfinimento.
Rincoglioniti da tutto quel godimento,
vagano spaesati gli ospiti del Festival Inferno.

Al Festival Inferno non smette mai di piovere,
ma si è in troppi per rimpiangere il sole.
La rugiada riempie le gole
dei felici attendenti al Festival Inferno.

Da una stanza nel cielo sul Festival Inferno
guarda in basso qualcuno che non soffre di vertigini.
Egli osserva gli uomini con le loro caligini
intenti a ripulirsi con la loro stessa merda.

Doveva essere una trappola, il Festival Inferno,
ma qualcosa è andato storto.
Fumano e bevono col fiato corto,
e scopano le sporche creature nella piazza del Festival Inferno.

Al Festival Inferno la musica fa sanguinare i cuori,
i cuori ma non le orecchie.
Persino le canzoni più vecchie
hanno la vitalità di un delfino, al Festival Inferno.

Egli osserva il suo Festival Inferno e aggrotta la fronte,
chiedendosi il motivo di tanta gioia.
Anche lui, un giorno, troverà la troia
che gli permetterà di comprendere il Festival Inferno.

Al Festival Inferno passeremo la notte,
noi porci e chiunque altro voglia.
Dovesse qualcuno mangiare la foglia,
sarà già troppo tardi.

 

Dove sono finite le stelle?

Non in questo posto, perché ho cercato ovunque e non sono riuscito a trovarle.
Non nei vulcani, belli e volgari, ma vuoti in eterno per coloro che non sono malati.
Non nello sconfinato oceano, o la superficie ne mostrerebbe le ombre.
Non sottoterra, dove non è rimasto lo spazio neppure per i morti.
Non nelle case, inadatte per lo slancio necessario a raggiungerle.
Non nelle spiagge, dove gli slanci sono così abituati a fallire.
Non sulle cime degli alberi, ormai prive di significato anche per il più innocente degli spiriti.
Non nelle tane abbandonate, perché chi ha abbandonato le tane guardava fuori.
Non nei genitori, perché il dovere non si può dipingere color libertà.
Non negli amici, perché sono così ingenuo da pensare che degli amici le avrebbero prestate.
Non negli amori, pallidi arcobaleni di un pessimo artista.
Non nel cuore, più portato per il sangue che per il vento.
Non nella mente, dove i sogni hanno da tempo superato la data di scadenza.
Non nella memoria, insensato calderone di fuoco e ghiaccio.
Non nell’attimo fuggente, perché ho promesso “finché le stelle non si spegneranno”.
Non nel futuro, troppo terrorizzante per ospitare una speranza.
Non nelle prigioni, perché le celle sono tutte occupate.
Non nelle mani, perché le mani non saranno mai pulite.
Non sotto le unghie, dove giace il riflesso della follia.
Non nella luce del giorno, perché è ancora troppo buio.
Non nell’oscurità della notte, perché non è ancora abbastanza buio.
Non nel regno dei cieli, dove il peso degli angeli ha fatto a pezzi le nuvole.
Non negli inferi, dove il pianto dei dannati non è riuscito a spegnere le fiamme.
Non in un diario, perché il calore brucerebbe le pagine.
Non in un computer, perché il calore fonderebbe i circuiti.
Non in una canzone, perché il calore scioglierebbe le note.
Non negli sguardi, quando gli occhi si vergognano persino di aprirsi.
Non nei sorrisi, dove verrebbero abbagliate dall’ambiguità dell’opportunismo.
Non nei gesti, dove verrebbero oscurate dallo splendore dell’egoismo.
Non negli angoli del mondo, perché sono troppo mature per giocare a nascondino.
Non in mezzo alla strada, perché sono troppo giovani per essere esibizioniste.
Non nella vita, pioggia di meteore mal recitata.
Non nella morte, ridicola sfilata di castelli.
No, le stelle sono nel cielo, dalle parti della luna.
E forse, ogni tanto, non sarebbe male ricordarsi di loro, e guardarle, per quanto brutte possano essere in questa lunga, lunga notte.

 

Attesa

Esisto anche senza di te
sognare
lascio e raddoppio
e in cambio ci sei.

 

Senno

Lucido e ridicolo è il velo!
Scatole vuote
coperte di niente.

 

Paura di morire

Hai paura di morire
non te – sapessi! –
i morti
la nebbia che uccide
e dimentica tutto
la festa continua.

 

La storia della più grande barzelletta

Impara a ridere, giovane fante
abbandonato a cantilene arcaiche.
Smuovi le fredde labbra
resuscita il nero della tua innocenza.
Guarda negli occhi l’altrui sofferenza:
con l’animo di chi desidera
riassembla le maschere in tutta incoerenza
spalanca il corpo allo scherzo alla gioia.
Impara soldato a ripugnare la noia
compatisci con ironia malvagia
non lacrimare il tuo stesso sangue
non confidare nella morale del boia.
Ricorda il rimpianto gli occhi di sale
la neve il deserto la pioggia il dolore
la storia della più grande barzelletta
eserciti in marcia con a capo un amante
finzioni rinnovi bugie delusioni
rugiada del pianto di un comico fallito.

 

Interpretazione

Volevo un dio, mi hanno dato un baratro.
Volevo un angelo, mi hanno dato dei biglietti.
Volevo un’ideologia, mi hanno dato un’idea.
Volevo una vita, mi hanno dato una penna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Where did you go, sweet to me siren?
You were looking for life, for ours, for mine
in the dream of a kiss and red magic divine
from the skeletons we’ve hidden.

Where did you look, sweet to me siren?
White bones of the wind are tails of the stars
in the high kingdom clouds cells without bars
wait in a choir.

Where did you fly, sweet to me siren?
Limbs crumbled remind of sweet voices and features
of clouds way too lonely, too early dark creatures
in anger they struck.

Where are you falling, sweet to me siren?
The heavens can’t hold you, those thin holy fangs
nor does it matter dark breath in the chants
readying to rise.