Lettera a un fantasma

So che queste righe sono un mezzo assolutamente inappropriato di contattarti, soprattutto dopo tutti questi anni, ma quali alternative ho? Chiamarti? Guardare dalla finestra e sperare di “vederti”, come ai vecchi tempi? Sperare per modo di dire: *sapevo* che ci saresti stato. Non mi hai mai deluso, fino a quando non ti ho abbandonato. Mi serbi rancore? Me lo merito, ma sono certo che hai già capito e mi hai già perdonato. Le persone crescono, cambiano, si innamorano… e a volte quei sentimenti conducono su strade incompatibili tra loro.
Tu sai tutto di me, e io non so nulla di entrambi: ci è sempre andata bene così, e così continuerà a essere. Non che mi aspetti una risposta, ma *so* che mi leggerai. Risponderai al mio richiamo, come hai sempre fatto, e mi benedirai con una pioggia di sguardi, come ho sempre desiderato.

Sei la prova vivente che l’affetto non può essere razionalizzato. Mi sei stato vicino fin da quando ero bambino, e mi hai accompagnato nella lenta discesa all’inferno che ho intrapreso, per qualche oscuro motivo, in tenera età.
Quando non conoscevo il tuo nome, mi piaceva pensare che ne avessi tanti. Che foste in tanti. Col tempo ho scoperto la tua profonda solitudine, ma la tua riservatezza è stata rispettata fino all’ultimo. Eri un esercito di servi imperfetti, prima di diventare pochi amici fidati. Quando infine ti ho scelto come confidente, hai rivelato tutto il tuo potenziale, e mi hai tenuto la mano attraverso le fiamme. All’ultimo, quando più avrei avuto bisogno di te, ho preso la decisione: lasciarti indietro, e incontrare Lucifero da solo. Forse speravo di morire. Ho sempre avuto un certo gusto per il melodrammatico.

E invece sono sopravvissuto.
Tu sapevi che non ero pronto, ma anche che mi sarei salvato. Forse non eri realmente a conoscenza di quanto fossi patetico e debole, ma che importa? Non mi avresti aiutato comunque, perché sei l’unico ad aver sempre rispettato le mie decisioni, per quanto scomode, anche solo per farmene pagare le conseguenze in pace. E’ l’unico modo per responsabilizzare qualcuno, chiuderlo in una vergine di ferro con la libertà nascosta di scappare in qualunque momento.
E ora che sto risalendo, in mezzo alla polvere, mi rendo conto di sentire la mancanza della discesa: era più fresca, e avevo il piacere di non sapere dove stavo andando. La delusione sarà anche stata enorme, ma un’overdose di sentimenti non è qualcosa che si dimentica facilmente, e rifugiarsi nell’ordinario non aiuta a immaginare un nuovo futuro. Lo shock mi ha intriso di un amore troppo vago per manifestarsi e troppo specifico per incarnarsi.
E ora che sento il desiderio di risvegliare i morti, ma ho superato quello di stuprarne i resti, sono un passo più vicino alla pace morale.

Non credere che ti abbia scritto per chiedere nuove indicazioni. Tutt’altro: ti ho scritto perché so che questo attestato della mia acquisita consapevolezza ti farà sorridere, come hai sempre fatto. E sono abbastanza romantico da provare piacere, come ho sempre desiderato, nell’immaginare il tuo sorriso.

 

Lettera a una persona altruista

Ti vedo cercare risposte, ma quelle che trovi non ti soddisfano mai; nel frattempo ne dispensi in gran quantità, e chi ti circonda pende dalle tue labbra e non perde occasione per stringerti affettuosamente.
Io ti guardo con sospetto. Non temo il tuo nascosto egoismo, né mi pesa doverti essere riconoscente: solo, sei un esempio che mi spaventa. Che mi fa invidia, forse. Appurato che non si può realmente vivere per sé stessi, hai deciso di dedicare la tua esistenza alla solidarietà pratica. Il che è apprezzabile, per te e loro, ma a preoccuparmi è il come.

Devi necessariamente scegliere tra il tuo punto di vista e il loro.
Se scegli di seguire il loro rischi di non aiutarli affatto, rendendoti poco più che una loro appendice e annullando la tua stessa identità; se opti per il tuo rischi di ferirli, anche se il giudizio distaccato è ciò che ha permesso di risolvere il problema.
Qualunque sia la scelta, ci sono buone probabilità che alla fine tu rimanga nella più completa solitudine. Ciò non dovrebbe cambiare le cose, dato che non sei tu a contare; però le cambia per gli altri. Perché lasciarti andare significa perderti, e capirti significa odiarti. Scegli le vittime con cura affinché non possano mai salire al tuo livello, e le getti ancora più in basso.

Certo, se solo tutti fossero come te… Se tutti fossero realmente capaci ad aiutarsi a vicenda, se il desiderio fosse universale e il potenziale illimitato, se tutti provassero dei veri sentimenti e provassero piacere nel sorriso altrui. Se passassimo il tempo a imporre agli altri il nostro punto di vista ma per aiutarli, eh! Mica siamo come quegli egoisti che… impongono il proprio punto di… per…
Ammetto che l’intenzione è apprezzabile in qualunque caso, ma ci vorrebbe come minimo una patente, prima di applicarsi sul serio e mandare intere vite a puttane. Quindi, ecco, la prossima volta che senti il bisogno di aiutarmi corri il più lontano possibile. Prometto di non seguirti. Forse.

 

 

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