Sto pensando a Emily, perché ci sono un paio di stelle e forse un aereo. Sto pensando a Emily e starei meglio a non pensarci affatto. Credo sia normale, credo che da Emily ci siamo passati tutti, e credo sia parte della crescita prendere Emily e metterla via.

E vorrei dire nessun rimpianto e nessun rimorso, ma non funziona così, non funzionerà mai così. Perché parte di me, immagino parte di tutti, sa che Emily avrebbe potuto cambiare ogni cosa. Una vita completamente diversa da quella che mi è caduta addosso, una vita appena più magica, in cui nelle stesse stelle avremmo potuto leggere i rispettivi desideri al posto di una fredda dimenticanza.

Ma se Emily fosse qui con me, allora Emily non sarebbe Emily. Sarebbe quella persona speciale che rende ogni momento degno di essere vissuto, e altre cose romantiche di cui non capisco un granché. Ma non può esserlo, perché Emily è il sogno, è la speranza, è l’adolescenza – mai la realtà. Emily è l’illusione con troppe pretese, è il potenziale senza futuro, è la follia di un errore inevitabile. Emily è la persona sbagliata al momento giusto, ed è un gioco crudele quello di lasciarsi andare, ma quali alternative ci sono? È la missione di uno sciocco, riportare l’equilibrio a una bilancia appesantita di vuoto.

Emily nei miei pensieri tra il sonno e la nausea, Emily nel mio respiro senza alcuna sostanza, Emily nei cuori che devono ricominciare. Dove lo nascondi, un pensiero così? Ma Emily è via, e io sono qui, e da qualche parte tocca andare con o senza di lei.

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