Archive for giugno, 2016


Per cambiare

Sullo scaffale in alto i quaderni prendono un sacco di polvere. Non li riguardo quasi mai, sfogliate nostalgiche a parte, ma è fastidioso lo stesso, e non è che siano belli da vedere, e comunque ricevo visite una volta all’anno quindi chi mai vedrebbe cosa di bello ci sarebbe da vedere. Allora li sposto nel cassetto sotto il letto. Il che significa spostare le calze e i pigiami da qualche altra parte, tipo l’armadio nel corridoio, che obiettivamente è un posto più sensato, tanto per quanto spesso cambio pigiama, ché il mio letto riceve visite una volta all’anno quindi chi mai potrebbe lamentarsene.

Il tabacchino sotto casa ha chiuso, quindi tocca fare cento metri in più. Non sono davvero in più, ché tanto chi esce mai se non per fare la stessa strada ogni giorno, basta sceglierne uno più in là nel percorso. Ma quello più in là, quello della tipa carina di cui non riesco a capire l’età quindi ciao o salve è sempre un mistero, è a corto di Diana dure. Il che significa prendere le morbide, e non ho la più pallida idea di quale sia la differenza, eccetto che il pacchetto fa schifo al cazzo e non sembra esserci modo di chiuderlo, ma dato che costa uguale immagino che a qualcuno piaccia così.

Sono egocentrico e asociale come pochi, ma i pomeriggi di giugno in un corridoio stretto e ansioso sono fin troppo lunghi, e aiuta buttare due parole nel vuoto. Una parola tira l’altra e tempo niente mi trovo a interessarmi di sconosciuti, e all’improvviso sconosciuti non sono più. Il che significa sentirmi in colpa quando la colpa è anche mia, ma per una volta non posso materialmente farci niente, quindi sto zitto e respiro normale. L’impotenza è concreta, non più un macabro prodotto della mia emotività, quindi non grido, non piango e non sclero, e di crepe nel pavimento non ne faccio altre.

Vorrei andare tanto lontano, ma è solo un prendermi in giro, perché per andare lontano non c’è davvero bisogno di andare lontano, e tanto lontano ci sono già andato senza muovermi di una virgola.

Emily

Sto pensando a Emily, perché ci sono un paio di stelle e forse un aereo. Sto pensando a Emily e starei meglio a non pensarci affatto. Credo sia normale, credo che da Emily ci siamo passati tutti, e credo sia parte della crescita prendere Emily e metterla via.

E vorrei dire nessun rimpianto e nessun rimorso, ma non funziona così, non funzionerà mai così. Perché parte di me, immagino parte di tutti, sa che Emily avrebbe potuto cambiare ogni cosa. Una vita completamente diversa da quella che mi è caduta addosso, una vita appena più magica, in cui nelle stesse stelle avremmo potuto leggere i rispettivi desideri al posto di una fredda dimenticanza.

Ma se Emily fosse qui con me, allora Emily non sarebbe Emily. Sarebbe quella persona speciale che rende ogni momento degno di essere vissuto, e altre cose romantiche di cui non capisco un granché. Ma non può esserlo, perché Emily è il sogno, è la speranza, è l’adolescenza – mai la realtà. Emily è l’illusione con troppe pretese, è il potenziale senza futuro, è la follia di un errore inevitabile. Emily è la persona sbagliata al momento giusto, ed è un gioco crudele quello di lasciarsi andare, ma quali alternative ci sono? È la missione di uno sciocco, riportare l’equilibrio a una bilancia appesantita di vuoto.

Emily nei miei pensieri tra il sonno e la nausea, Emily nel mio respiro senza alcuna sostanza, Emily nei cuori che devono ricominciare. Dove lo nascondi, un pensiero così? Ma Emily è via, e io sono qui, e da qualche parte tocca andare con o senza di lei.