L’anno in cui mi sono innamorato.

Dedicato alle scelte coraggiose che forniscono una scusa per provare qualcosa, ai tazzoni di caffé sdraiati in cortile tra un insieme e una categoria, ai quaranta pub sotto casa dove affogare la depressione dei tanti fallimenti sociali, ma soprattutto dedicato a Bassa Ma Carina, che forse non c’entra niente ma volendo sognare e pontificare mi piace credere che a risvegliare il mio cuore atrofizzato sia stata lei.

 

Fidarsi di una costante 21/01/16

Non sto andando da nessuna parte. Perché è così difficile toccarmi? Le stanze sono diverse, le vite sono diverse, ma siamo comunque la stessa cosa, ti guardo e mi guardi e lo sento che siamo unici uguale. Dico di non fidarmi, lo dico ma controllo la posta tutti i giorni, lo dico ma sono tutte stronzate. Non fa più tanto male, ciò che sono, ciò che non riesco, tu. E allora se questo è il mio ruolo lo accetterò senza fiatare. Se questo è quello che vuoi da me, questo sarà quello che mi aspetterò da te, quando le parole si scioglieranno ancora e ancora nel silenzio di parole più vecchie, la divergenza che abbiamo sofferto tanto per evitare ridotta a una costante con infinite singolarità.

Fidarsi di una costante è come prendere a calci un cadavere, l’assenza di contrasto bilanciata da un senso di inutilità. Ma è difficile capire cosa mi faccia stare meglio, se uno squarcio vuoto riparabile con niente o una già cicatrice che sanguina mattina e sera.

 

Le persone non sono ordinali 07/02/16

Non c’è funzione di scelta che possa bene ordinare la mia stupida vita. Non c’è calcolo proposizionale che possa darmi le parole giuste per amare in modo coerente e massimale. Nessun ideale potrà estendere le limitate soddisfazioni di un istante a un qualcosa di più grande. Tutti i miei filtri durano sette minuti scarsi e non mi dicono niente tre minuti più in là. Ho infinite direzioni in cui scappare ma nessuna base da cui partire. Ho infinite metafore in cui rifugiarmi ma mi dicono che non è con l’intuizione che si ottengono risultati. Potessi tornare alla Nicomachea, sparare tre cazzate sul meglio e sussurrare che va tutto bene lo farei anche. Ma da qualche parte, da qualche brutta orribile parte, ho smesso di credere nell’esistenza di modelli per ogni romantica consistente teoria.

 

Pesantezza 25/02/16

Vorrei scrivere, la voglia di vederti, come l’hai fatta scomparire in un paio d’ore. E le cose carine, e non sei te sono io, o più che altro sono io come te, e me ne sono andato una volta e c’era un motivo, e forse dovrei cancellare almeno un rimpianto perché il motivo c’è sempre stato, anche se ho pensato se fossi rimasto, se fossi rimasto avrei pianto il triplo. Se è la routine che non mi fa più ridere, il tuo cuore che non mi fa più sorridere, il mio umore a malapena oltre il deridere. Che poi penso queste cose ogni volta e ogni volta sono di nuovo lì, perché, perché, perché non so se è crescita o regressione ma nel momento in cui sei qualcosa lo sei a prescindere da quanto mi fai girare il cazzo. E devo contarci per sopravvivere, sicuramente, ma adesso ho ancora la tua pesantezza addosso, la stessa che rilascio ormai in automatico, e ho più voglia di sparire che andarmela di nuovo a cercare.

I say damn your mood swings / damn your mood swings

Disagio ma almeno sei speciale 17/03/16

Ti sto dando retta. Tutto questo, è solo perché me lo hai chiesto te, perché mi fido di te, cioé mi fido che mi vuoi bene. Ma non è cambiato niente. Non sono cambiato io. Non è che non conosco le regole, anche quello sì, ma cercare di seguirle, ti giuro mi brucia dentro. Sono un pupazzo di disagio e non è quello che voglio essere, e mi dispiace se sono una delusione, se lo sarò sempre, e il fatto che ancora credi in me mi fa impazzire ma non so cosa farci perché non riesco, posso, fare breccia nel mondo, fare breccia in me. Mi manchi tantissimo perché so che anche se ci credi so che mi abbraccerai lo stesso anche se fallisco ancora e ancora e i tuoi capelli sulla mia guancia per me che credo in questo sono il più del perché vivo.

 

Qualcosa di meglio 17/04/16

Non ho mai pensato di sentirmi in colpa. E ora che ci sto pensando, credo di non averne mai sentito il dovere. A volte sei speciale; a volte, e mi dispiace anche, non lo sei. E lì sfodero il mio sorriso idiota, che vorrebbe essere affettuoso e malinconico ma son sicuro che passa per falso e basta, e non è così lontano dalla realtà.

E allora forse un po’ in colpa mi sento. Perché una volta eri speciale e adesso non più. Ed è sempre facile dire che è normale quando si scaglia la prima pietra, è facile dire che sono cose che capitano, è facile voltarsi dall’altra parte e tirare dritti. E di tanta facilità un po’ mi vergogno, pensando alle notti passate a fissare i muri altrui, pensando alle lacrime versate dietro a quanto capita, pensando al tempo buttato a inseguire invano.

Invano, oddio. In genere da qualche parte arrivo, e un vago senso di responsabilità intorta la mia ingenuità con una confidenza o un caffè. Dove non sembro arrivare è che a volte non si tratta di potercela fare. Magari corro veloce e potrò farcela sempre, ma davvero a volte c’è da saper lasciare andare. So di aver detto, da qualche parte, che è inutile farne una questione di principio, e all’epoca mi era sembrata una gran rivelazione. Ma credo di meritarmi – credo che *chiunque* si meriti – di essere qualcosa di meglio di un ripensamento.

 

Tingles 25/04/16

The mistake is thinking they mean something. I know, it’s such a huge consolation. Always the way to more trouble, and it’s trouble staying awake when all you want is forget, and then you have trouble sleeping fine, but who sleeps anymore anyway. Can’t say I care anymore either. If we really are here for the tingles – and we bloody are, what else you gonna smile at? – then we’ve got what we wanted already, and we may chill the fuck out.

Is this where I shoehorn you into my thoughts by means of some cheesy metaphor? I’ll pass, and be as straight as I possibly can. You tingle me about twice a year. That’s love for you – I love everyone about twice a year. Is it just me? I can’t tell whether our hearts are supposed to just shut up every now and then. I don’t know if we’re supposed to find someone that means tingles all the time and that’s when we know we’re on the right track. I’m either unlucky or ugly within, given I totally missed out on that, but it’s an interesting theory. A simple theory, for teenage hearts.

Not that we can get behind that anymore. The time for theories and dreams is long gone. We’re old and happy and dying, and at some point tingles hurt because it’s stuff you don’t want in your obviously perfect life, at some point you think perfect is gone only because you’re tingling, and at some point you lose everything and have to rebuild from scratch all because of that one fucking tingle.

Granted, rebuilding isn’t bad by itself. It leads to something new, and through something new you can always get to something fine. But before that comes a time of sorrow and regrets, standing right in the middle of the road. Try and dodge it, you risk flying off the side. Which can be pretty exciting if you don’t smash your face upon landing, but, you know. Personally, I’m sick of sticking to melancholy, and I’d rather burn and die in the crash that is following my daily attraction.

Little do such brave words mean to my boring apathetic self. Lonely and painful is the way to a reality born from tingles. We’re compelled to give it a shot, either out of fear or the plain intensity of whatever’s pushing us, but, ever the sensible one, I tend to stay behind nonetheless. I wait and ponder and tingle myself to sleep, while nothing actually happens and I start choking on my broken insides. Progress is slow and uneven, and by the time my mind has gotten anywhere the tingle is probably long gone.

Eventually we get to a place where everything has finally changed, which means everything is ready to change once again. Usually for the worse, though you’d never be able to tell since tingle pains never teach you a fucking thing. The irony, right? When it comes down to it I guess the actual mistake is to ever start thinking, but if that’s the case we’re royally fucked, ‘cause no growing up will ever make us busy enough to avoid it.

Still, we’re occasionally there for each other when we’re bleeding. I’m grateful for that, mostly because it gives me the bestest way to once again cheese myself out. For you know, and you always will know, that’s one wonderful scarlet tingle.

 

Se l’estetica vale ancora la pena 16/05/16

Mi sono girato a guardarti, e mi stavi lanciando una di quelle occhiate che sai lanciare te, e sono scoppiato a ridere senza neanche pensarci, perché che altro potevo fare. Era una reazione semplice per qualcosa di semplice, e mi ha riscaldato come riscaldano le cose semplici, ed è un calore di cui ho tanto bisogno in un mondo che diventa più complicato ogni giorno che passa.

Credevo di volere la sfida, la soddisfazione a lungo termine, credevo di volere una mente impegnata, e non so se ho esaurito le forze o se lo sforzo ha smesso di importare da sé, ma tutto quello che voglio in questo momento è un’esistenza di sorrisi facili, senza Lascar invarianze di ‘stocazzo, senza andare a caccia di momenti in cui incontrarsi, senza pericolanti aspettative sulla costruibilità di una magia.

E metto la sveglia come ho sempre fatto, ma non sento più la necessità di andare a dormire; e divento lo zombie che sono sempre stato, ma non ho più l’ambizione per raccontarmi che è parte del gioco. E ancora vado avanti perché così mi è stato insegnato, ma le ragioni per non fermarsi sono come tipi su un insieme numerabile – sapendo di poterle omettere, resistere alla tentazione è uno stupido esercizio di stile.

 

Shadow 14/07/16

Siamo così stanchi. È difficile pensare dritto. C’è un’interferenza che dai capelli di un colore strano sale e mi ricopre come nebbia, da ciò che è lontano nel dietro o nello sperare. Strapparti il cuore non è come strapparlo a un cyberdemone. Strapparlo a me è ormai un esercizio di stile, perché tanto torna sempre a posto, come tornerò a posto al mio risveglio, con davanti le solite sfide da cui grattare una qualche momentanea soddisfazione. Non capisco cosa faccio, cosa studio, cosa sono. Non prego le stelle di lasciarmi capire, quanto di lasciarmi andare. Mi ascolti quando ti parlo? Lo so che non ho niente da dire, che non c’è niente da dire. Stanotte sto zitto. Stanotte sto fermo, e in silenzio canto quello che non sono, mentre ancora come un bambino amo quello che non esiste. Con te, come te, per te. Mi ascolti quando non dico niente, e chiedo troppo davvero, ti piace quello che nascondo? Resta tutto a metà, ma forse un giorno ne uscirà un’altra e niente di più completo potrei desiderare, a parte forse noi, ma è un di più.

Dico davvero, Shadow, non è la lezione che ti ho insegnato, è proprio l’unico amore possibile, e se ancora siamo magia è perché non siamo più un cazzo.

 

Parole e distrazioni 28/07/16

E ogni volta che arrivo al punto in cui dovrei essere superficialmente felice per non dovermi più svegliare al suono della mia voglia di vivere che si scioglie nel vedere la semantica canonica sull’estensione booleana di un modello di ZFC scivolare dalla mia memoria, mi accorgo che è una manna dal cielo avere una scusa responsabile per distrarmi dalla mia apparente incapacità di relazionarmi col resto del mondo. E ogni volta che ricomincio da capo mi dico che a questo giro sarà tutto diverso, e ovviamente tutto diverso non lo è mai perché diverso non lo sono io, e riconoscerlo più che aiutarmi mi fa solo sentire peggio, perché una cosa è la timidezza preadolescenziale di un emarginato qualunque, una cosa è questa sorta di AIDS inversa che pur di proteggermi distrugge ogni tentativo di avvicinamento. E se anche per miracolo ci si avvicina risultiamo sempre cariche uguali, ed è difficile scrollarsi di dosso la sensazione di essere ogni volta l’unico negativo, ché dall’altra parte ferito o irritato c’è sempre uno sguardo in cui riesco a leggere nient’altro che una colpa mia.

Credo che la vita sia principalmente accumulo di conoscenza – esperienze, risultati, notti stellate. Persone. Ma alle persone non ci arrivo, e così mi rimane un vuoto che non so come riempire se non con parole e distrazioni, che spero davvero un giorno saranno sufficienti a farmi sorridere quando ripenserò a questi anni.

 

Essere cacca 12/08/16

Se aspettarti è la mia distrazione devo pregare in una ridotta incompatibilità, ed è una preghiera vecchia e stanca. Stare con te è bello perché non devo pensare, ed è chiaro che non voglio pensare, un po’ perché pensare è il mio lavoro, un po’ perché ho il pensiero scivoloso e se cado cade anche il mio umore. Non te lo direi mai così, mi vergogno, ma ancora ho paura di fartelo pensare, ché se stando con me ti viene da pensare che gusto c’è? E allora forse è un bene che non mi aspetti, ma per incontrarsi a metà c’è bisogno di non essere cacca tutti e due, ed è lì che non ci troviamo un granché.

No, non lo so dove sto andando a parare. Che aspettare è una roba un po’ brutta, forse. Che ho il terrore di essere stato pesante, come al solito. Oppure, sai, neanche questo ormai te lo direi, che ti voglio bene cacca o no.

 

Alien Resurrection 08/09/16

La tua esistenza, la vostra esistenza, dovrebbe rendermi felice. E per un po’ mi ha reso felice il poter parlare, il poter essere me, con tutto quello che è me. E d’altra parte sembra sprecato il tempo che non sono con te, con voi, perché siete le persone giuste, o diciamo le persone di cui ho bisogno. Sono parole, conversazioni, che non ho mai avuto ma forse ho sempre desiderato. È semplice – siete più me della norma, e ho bisogno di confrontarmi con me per non sentirmi solo. La storia dei complementi l’ho ascoltata per necessità, o al limite per semplice curiosità, ma il vuoto in una persona non si riempie espandendone il guscio.

Ma non è l’imbarazzo, non è il paradosso della conoscibilità, non è il desiderio comune. Non sono gli scogli o le stelle, che son belli a prescindere. Un po’ è l’elitismo spicciolo, perché anche se quello non manca mai è gratificante stare dalla stessa parte una volta tanto. Ma più di tutto, e ammetto che non saprei davvero spiegarne il motivo, è Alien 4. In parte credo sia quella tenerissima perseveranza che ci sta dietro – bisogna aver visto il 3, e aver deciso lo stesso di andare avanti. In parte saranno pure la sorpresa e lo stato di coscienza alterato. Ma il fatto resta che, se ti presenti con questa stronzata nel tuo bagaglio di esperienze, io per i prossimi cinque minuti sarò innamorato di te.

E, insomma, con tutto quello che è me, vorrei innamorarmi un po’ più spesso di così, ché altrimenti non combinerò mai niente.

 

Credi in me 14/10/16

Non voglio arrendermi. Lo trovo, sinceramente, umiliante. È come dire, cosa ho fatto finora? niente. Mi piace questa musica, è la solita, ma mi calma un po’. Però mi scuote anche. Ormai mi scuote tutto. Ha ripreso a farmi male. Se ne sono andati, boh, tutti. Anche ai miei genitori faccio schifo. Non deve essere per forza importante. C’è la consolazione solita in quello che faccio. Non sono speciale, ma qualcosa di carino l’ho fatto. Cioé ci son cose che secondo me ho scritto bene. Esercizi difficili difficili. Per me almeno. E ho finito di quei giochi che han finito in tre. E ne so parlare. Ne so ancora parlare, ma ne parlo con me perché se ne sono andati. Per cosa poi. Imbecilli presuntuosi. Ma vabbé. È un anno ormai. Mi manca ma oh. Ci sono queste due metà e dovevo scegliere. Devo, posso ancora scegliere. Ma non trovo niente da una parte, ché non so dove cercare e sembran tutti coglioni, né dall’altra, che sembran tutti più svegli di me e l’accesso come funziona non lo so. Guardo intorno dal centro, e boh. Non voglio arrendermi. Però sto perdendo il controllo. Cioé oggi ti ho visto e mi fa uscire di testa ti giuro. Ho visto. Non ho parlato. Tutti. Non lo so. Non voglio arrendermi. Ma se mi arrendo sono a meno di cinque minuti e bon. Faccio in fretta. Se. Ho ancora un sacco di cioccolato. Oh, se qualcuno mi legge, parlo sempre di cioccolato, ma sono smilzo eh. Pure carino. Per me almeno. Cioé un po’ scheletro ma oh. I capelli sono un po’ un casino. Volevo tagliarli. Volevo lisciarli, in realtà, ma è ancora più casino. Voglio farli sparire. Voglio sparire. Voglio farti sparire. Non so. Cioé non so cosa cambia. Perché se seguo il consiglio, poi, perché c’è un poi, non è che va tutto così al naturale. Sarebbe consiglio dopo consiglio. Normalmente si improvvisa. Anch’io improvviso però non funziona. C’è un punto. Sempre lo stesso punto da anni, da decenni, c’è che non mi fido affatto, c’è che non ti piaccio affatto, c’è che non so se ti piaccio, c’è che non so come ti devo parlare e come ti devo guardare e come devo essere, cioé il punto è questo che è come se dovessi essere, ma normalmente dico, spero, uno non è che deve essere, uno è e basta. Ho provato a essere e basta e adesso sono perso totale. Dover essere, le regolette, ho tipo provato anche lì ma non ci capisco niente. Si sta scaricando la batteria. Mi uccideresti se mi arrendessi davvero, eh? Ma oh, non posso mica pensarci. Alla fine lo dici te che penso troppo. Ed è vero. Non devo pensare. Al male, al mio male, al male che fa. Non devo pensare a niente. Dovrei andare. Ma mi farebbe davvero schifo. L’estetica, sì, ma dai, lo spreco. Sto cercando giustificazioni. Arrampicarsi sugli specchi. So cosa voglio. Cioé, no, so cosa non voglio. Boh, no, non lo so. Ma non voglio arrendermi. Non dovrebbe importare, ma a parte lo schifo e tutto, almeno un minimo voglio credere in me. Almeno un po’. Magari per adesso basta.

 

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