L’anno in cui ho ritrovato una parte di me che un po’ mi mancava.

Dedicato a ogni cosa pucciosa che mi è passata tra le costole, ai delta presi a caso ché tanto i calcoli chi vuoi che li controlli, alle brille notti di Covenant con le loro improbabili melancolie, ma soprattutto dedicato a Mia, ché se importare sempre importasse qualcosa non saremmo importati neppure noi quando contava.

 

A scoppio ritardato 06/01/15

Ho sognato che facevamo cose che non abbiamo mai fatto. Non so cosa c’entravano i voti di fiducia e la meccanica quantistica, ma la confusione è una parte importante, è brutta la fantasia a compartimenti stagni, come il programma un pezzo per volta.
E non so da dove esce quest’impressione che hai lasciato così a scoppio ritardato. Stavi cercando di dirmi qualcosa? Non ci ho fatto caso. Cioé sì ci ho fatto caso ma non ho capito. Simpatia, empatia, boh, complicazioni di parole che si potrebbero rendere semplici. E l’immaginazione, complicazione di domande che si potrebbero semplicemente porre. Ma non rispondevi mai! O forse sì ma non ho capito.

Comprensione, complicazione di situazioni che si potrebbero semplicemente vivere. Peccato non basti un inconscio che vuole scopare a salvare un sentimento, hm? Buon anno, darling. A te e ai tizi coi flauti dolci e a quelli che applaudivano e al resto del mondo.

 

Tradizioni 18/01/15

Ho cose carine in testa, come sempre da queste parti dell’anno. Sono momenti per sentirsi un po’ meglio, dove il fare qualcosa sembra meno vuoto del solito e riposano piovosi potenziali per semplici soddisfazioni. Per l’ultima volta quasi, ché la prossima volta è di nuovo un altro mondo. Non sono mai stato capace a gestire l’attesa, se so di avere qualcosa davanti non riesco a organizzare più di tanto il tratto che ci separa, aspetto e bon. E in effetti sono dodici anni che aspetto e bon, anche se il davanti è sempre meno astratto e le mie poche convinzioni sempre meno ballerine.
Massì, ormai qualunque cosa accada è okay, ormai ho gli occhi per incendiare il vuoto e neanche me la piglio così tanto. Ormai anche quando non importa ho il sangue per dire che importa, se me lo chiedi anche il viceversa, perché ormai se importa o non importa puoi deciderlo tu e se è per me fai un po’ cosa vuoi. Siamo robe scivolose, va bene così. Non vogliamo essere quella roba bianca da grattare dal muro, o da lasciare lì a marcire se si è il tipo di persona che tiene gli interruttori della luce attaccati col nastro adesivo.

Cazzo dico? Certo che vogliamo. Ho cose carine in testa e sogni di rilevanza di ogni mia azione, sale sul bicchiere, fiamme sul legno, spillo nel cuore e memoria nel silenzio. Ormai è quasi finita, che poi è gergo gretto per finalmente iniziata, e st’anno sarà speciale, st’anno la somma delle cifre del mio anno di nascita è uguale al numero dei miei anni, st’anno il gatto ancora non lo prendo ma intanto imparo a miagolare come si deve e poi chissà.

 

abc 30/01/15

Come se ci fossero delle conclusioni da tirare da te mi trovo a pensare al tuo viso e più o meno al mio. Non ho neanche mai avuto pensieri di questo tipo, ma forse sono contagiato da un entusiasmo di cui in questo momento ho bisogno per sopravvivere, e in quanto c’è di stupido nelle nostre vite trovo una qualche consolazione esistenziale per riaprire gli occhi quando le ciglia vorrebbero non staccarsi mai. Se ho perso di vista il punto mi dirai ridendo che sei sempre stato una virgola, e potrò affondare i denti nell’ennesima barretta di cioccolato senza pensare che è tempo perso come ogni altro desiderio a breve termine. E mi perdo in un breve termine che è sempre più breve, quasi di fretta verso la prossima degenerazione che mi faccia sentire il sacrificio richiesto, e tu con calma che più veloce di me hai capito che è davvero più cosa senti che altro.

 

Autogrill 14/02/15

Non è dal riposo che mi risveglio dopo un’altra giornata trascorsa a sognare un sentimento che non ho mai provato. Quello che ho dentro resta confinato dietro i lati di una confusa costruzione di immagini, e quello che ho ancora più dentro esce per strade che arrugginiscono troppo in fretta. Se non è rimasto niente da scoprire col cuore, se non c’è nessun lupo sulla collina e nessun autogrill a contenere un’emozione anche solo diversa, allora sto solo sprecando caffé nella speranza che la veglia concretizzi il senso di parole che nella mia testa assonnata sono qualcosa di speciale, allora dovrei solo tornare a dormire, e innamorarmi del mio lavoro e basta come ogni altro giorno. Forse, lungo la via, ho perso molto più di un ricordo, e devo solamente accorgermene per ridare significato al passaggio del tempo. O per toglierne alcuno.

 

Strettamente professionale 19/02/15

Per email, per fissare il prossimo appuntamento e parlare di cosa dobbiamo fare. E poi per parlare di cosa dobbiamo fare, anche se abbiamo tempo per farlo. O magari mi fermo un attimo dopo la lezione e mi dici. Se mi aspetti e non arrivo ci sentiamo dopo. In qualche modo ci mettiamo d’accordo, perché siamo lì per quello. Se c’è un problema troviamo una soluzione. Se ci perdiamo improvvisiamo qualcosa e poi ti faccio sapere. Se non ce la facciamo più ci pigliamo una cioccolata, se hai le orecchie tappate dal raffreddore parlerò appena più forte e se proprio non riesci a venire anticipo un pezzo per te. Te lo lascio scritto da qualche parte, o se non importa tanto te lo lascio come sorpresa. Sorridi nell’esaurimento e ovviamente nella risoluzione, che prima o poi arriva perché siamo capaci. Se la tua vita è un impedimento ti sto a sentire. Per me non sarà sicuramente un problema. Se vuoi fare tutto sono qua apposta. Io però facciamo che mi fermo qua, facciamo che riconduco ogni passo allo stesso catalogo, facciamo che rimane tutto strettamente professionale, che è la cosa che so fare bene e a questo punto direi anche l’unica.

 

Odio 27/02/15

Sto scivolando in un posto da cui è difficile uscire. Non voglio più sentire giudizi né opinioni. Non voglio sapere cosa succede. Il mondo mi dà il voltastomaco. Non voglio averci a che fare. Ho il solo desiderio di abbandonarmi completamente alle mie astrazioni ed esperienze. Scendo sotto le coperte. Non svegliarmi mai più.

 

Lasciarsi guidare solo dalla curiosità 03/03/15

Assioma a cui ricondurre, volendo, tutto. Posso dire di averlo sempre fatto, beh, no. Non sono mai stato un granché a seguire i migliori esempi, pur riconoscendone la forza. Ma che rimanga lì a fiorire, piccola impronta, a ricordarmi dove voglio andare e perché. Non vorrei mai trovarmi di fronte all’opportunità di vivere come mi piace e mancarla per distrazione. E non voglio sprecare l’entusiasmo che non ho avuto per vent’anni – è più facile respirare quando stai respirando per qualcosa, e proprio adesso che la felicità comincio a intravedere cosa significhi non ho tempo da buttare dietro a indecisioni e apatie. Orrendo mal di testa a parte direi che le condizioni sono buone per seguire una strada, una qualunque, solo a patto che mi attragga il colore di quell’orizzonte.

 

Affetto in prescrizione 19/04/15

Comunque avevi torto, sai. Non c’entra niente quello che sono io, o meglio quello che non sono, e quello che non trovo o che non so tenere. Non posso catalogarti, certo, non avrei gli strumenti. Ma non ho mai cercato di farlo. Non c’entra niente quello che non ho e non ho capito e non ho voluto sentire. C’entri te, c’entravi te, e io rispetto a te, e i tuoi occhi in fondo ai miei, e basta. Poi se vuoi continuare a credere, per difesa o per scarsa autostima o per non so che altro, di essere un puntino privo di colore importante solo perché c’era qualcosa da mendare, le mie parole non ti faranno cambiare idea. Ma di questo, almeno di questo, dovresti fidarti. Per quel che vale. Cioé credo zero.

 

Via XX Settembre 29/04/15

Via XX Settembre connette casa mia con via Garibaldi, che è la via che ho in mente adesso ma XX Settembre fa per un titolo più bello. Per via XX Settembre non ci passo mai, un po’ perché non c’è niente, un po’ perché è stretta e scomoda. Per via Garibaldi non ci passo mai perché quando sei sempre a piedi è dall’altro lato della città e non è che vada a fare shopping. Ma quando ci passo, da solo o in compagnia, penso sempre inevitabilmente a quando ci passavo con te, senza che andassimo davvero da qualche parte, solo così tanto per. Mi faceva sentire bene far le cose così tanto per, forse perché è quel tipo di amicizia che mi è mancata in chiusura di adolescenza, o forse sto inventando scuse per non dire che passarci con te era speciale. Se la smettessi di attaccarmi al niente, o se quantomeno una volta tanto riuscissi a dire okay, questo è niente ma adesso è qualcosa e posso sentirne il calore appoggiandoci la pelle, allora non avrei bisogno di sentirmi così, così al di fuori, così con niente in mano. Anche perché ormai qualcosa in mano probabilmente ce l’ho, solo che non ci vedo e quindi non lo vedo. Non vedo più neanche te, non molto almeno. Ma non credo aiuterebbe, non credo le persone contino quanto il momento. Poi boh, magari sei un’eccezione. Magari l’eccezione sono io, stanco, mani in tasca e occhi al cielo. E chissà se capirò mai davvero cosa sto guardando di così affascinante.

 

In un certo senso va tutto bene 09/06/15

Mi capita spesso che le penne smettano di scrivere. Quando sono ancora piene d’inchiostro. C’è un motivo – credo ci sia un motivo e qualcuno me l’ha spiegato. Non me lo ricordo. Quindi quando succede le sfondo, quindi le penne non mi durano molto e ho l’astuccio piene di matite, compresa quella piccola rosa che ti ho rubato mi hai regalato qualche anno fa.

Cammino veloce veloce quando sono nervoso, e tendo a fantasticare su una qualche interruzione che mi permetta di mandare affanculo. Però non succede mai, un po’ perché chi mi conosce, un po’ perché chi mi conosce conosce le parole giuste. Tutto sommato ho degli amici su cui non sputerei. Non ci crederei, e chissà se mi fiderei, ma una cosa o due le sappiamo insieme.

Tutto sommato quello che ho potrebbe anche andarmi bene – non vale la pena di riempirsi la bocca di sentimenti, ma ho delle travi nel collo che se sei piccolo a sufficienza vogliono dire che la strada è giusta. Mi piace scrivere della strada in questione, mi piace scrivere in generale, ma non so mai a chi sto scrivendo davvero, tergiversando, temporeggiando, comunque sono gocce, e qualche goccia, quando fa caldo e quando fa freddo, aiuta.

 

Scuse, basta, scuse 01/07/15

Troppe ore sul pavimento o con qualcosa in bocca. Ho il tipo di pelle che puoi contare le vene sotto. Non c’è mai silenzio abbastanza così devo riempire il rumore a piedi scalzi. Ho ascoltato senza capire. Ho finito (è finita, no?) senza capire. Da qualche parte ho ricominciato da capo ma non cambia niente. Dio cosa troveresti aprissi la porta. Ma tanto non passi mai. Non ho fatto nulla giuro. Non so come regalarti un motivo. Non oso chiedertene uno. Non voglio sapere cosa sarà di me. Non voglio sapere come sarebbe senza di me. Devo andare senza appoggiarmi, devo alzarmi, devo scappare.

Si respira a malapena e ancora con ‘sta cazzo di sciarpa. È perché spero di trovarti, e sentirmi meglio, e strangolarti.

 

Tennis 14/07/15

Ci sono cose che ho in testa ma non seguo. Desideri con cui mi dimentico, o forse irrazionalmente mi vergogno, di fare qualcosa. Non dico sogni ma cose sceme, facili, tipo comprare una bottiglia da tenere in frigo per quando non so come trascorrere la notte. Non so mai come trascorrere la notte, passo più tempo tra le nuvole che nel mio letto. Hobby, sì, ma dico, di più? Perché non tutto? È un bene che sappia tranquillizzarmi con infinite ipotesi, ma starei bene se ogni tanto mi degnassi di realizzarne un paio invece di contare su un futuro a caso, anche perché il futuro è iniziato da un pezzo e son già qua che lo chiamo memorie.

Sono quindici anni che non tocco una racchetta da tennis, e quella parte di me che finge di non sapere cosa significa diventa più silenziosa ogni giorno.

so unwelcome / you’re so unwelcome

 

Cicatrici 07/08/15

È la quarta volta che provo a scrivere. Ho della roba dentro, come al solito, ma diversamente dal solito non conosco le parole giuste. La mia vita è un po’ tutta un non conoscere le parole giuste. Sapessi cosa dire sarei in una posizione ben diversa, e di quella posizione comincio ad avere veramente bisogno. Non sembra esserci un qualcosa per cui sono adeguato, un qualcosa su misura per quello che sono o che non riesco a non essere, eternamente nascosto dietro ai miei ridicoli traumi infantili. La mia indementita vicina di casa ha sanguinato fin sotto la porta per essersi tolta una crosticina, ed è più o meno come mi sento io, cicatrizzato quanto vulnerabile.

Ho una cicatrice sul ventre per essere volato fuori da un go-kart, è una di quelle storie idiote che prima o poi racconto a chiunque non avendo un cazzo da raccontare. Ho una cicatrice sul pollice a simbolo della mia a lungo desiderata indipendenza alimentare. Ho una cicatrice gassosa in un polmone che a giudicare dalle occasionali fitte sarà fonte di ipocondria per il resto della mia esistenza. Ho una cicatrice poco più a destra che a giudicare dalla mia carenza di parole sarà fonte di solitudine finchè le stelle non si spegneranno.

 

Sintonia 11/09/15

Sto pensando, ho ascoltato, troppo. Quel concerto a cui non ero, capelli acquamarina mai davanti ai miei occhi, e immagino le magliette. Per quello. E ascoltare va bene, credo. per un po’. Poi si va oltre, e l’oltre mi fa un po’ schifo, è quando ringrazio di poter scappare. Mi stanca pensarla in un certo modo, davvero.  Mi stanca la voce, lo scritto, la finta presenza, eventualmente l’assenza. Ho parlato, troppo, qualche volta? Le parlate migliori, devo averle lasciate quando ero senza fiato. Non finiscono mai le parole quando la trachea non funziona. Ma non capisco perché a te funziona sempre. Non c’è da ascoltare, c’è da chiudere le fogne e lasciar perdere il respiro, è una vita che anneghiamo e ancora a far finta di niente.

Non comprendo perché quando il desiderio è il mio non c’è nessuno a riceverlo, né perché solo quando mi si spegne il cuore, preceduto in genere da uno strascicamento di coglioni, cominciano a piovere tvb neanche avessimo quindici anni. Vorrei che per una volta ci fosse della fiducia, della sintonia, per poter dire okay, per poter dire siamo qui e va bene così. Vorrei che fossimo sullo stesso livello, che in questi io e te non dovessi essere sempre me. e che ogni tanto anche a te non servissero scuse per ignorare le regole. Non mi piace l’incertezza, non mi piace discutere, non mi è mai importato nulla del confronto. Conoscenza (da leccare tipo cono gelato), l’esperienza, e affetto. Vago sì, ma di una bellezza che posso guardare. Credo di non essere un granché conforme a ciò che i miei occhi cercano, e così non trovano. Ma, come dire, forse mi hanno esposto nel museo sbagliato, e come è naturale, basta cambiare posizione per ritrovare un equilibrio. Di qualunque equilibrio si tratti.

 

I vantaggi di conoscere Adele 06/10/15

Quasi di corsa, senza fiato, sempre poco ne ho avuto, e c’era silenzio, cioé c’era silenzio nella mia testa, abbastanza da sentire le nostre voci passando di lì, fermandosi lì, entrando lì e facendoci buttare fuori da lì, sedendosi lì, e sapendo che manca poco. Ora quel poco è passato ma le nostre voci sono ancora su quella panca, e su tutta la strada da lì a chissà dove, ché io mica ci facevo caso. Già che c’ero ho guardato se c’eravamo ancora noi, ma niente. Forse perché c’è troppa luce. Forse tornassi lì stanotte saremmo ancora insieme e quel poco tenderebbe all’infinito invece che al nulla. Ma arrivati a questo punto, a cosa servirebbe saperlo? No, stanotte resterò a casa, lontano dalle panche e dalle voci, al riparo dai ricordi e dalle stelle, e lascerò riposare i nostri fantasmi nel loro sorriso perpetuo, io, te, cinque strofe e un ritornello.

 

Per intimidazione 24/10/15

Non sono così da sempre. Da qualche parte qualcosa è scattato, e non lo so come è successo ma ho dimenticato come avvicinarmi, e come camminare da quando mi hanno detto come camminare. Vorrei poter ricominciare da zero, ma non credo più di esserne capace, perché ogni volta che ricomincio da zero finisco inevitabilmente con l’andare sotto. E sì che il mondo e meno il mondo sono sistemi isomorfi. Ma è un trattino che, a seconda di dove si infila, fa la differenza tra il sedersi col sorriso o con gli occhi che non sanno dove fermarsi.

Vorrei solo essere una persona okay. Devo aver saputo come fare, una volta. Sono ancora in tempo per ricordare? O sono destinato a giustificarmi in eterno con queste patetiche prove per intimidazione?

 

Peer Pressure 11/11/15

Boh, siamo stravolti e febbricitanti, ma io non ce l’ho mica una figlia, o un figlio, o qualcuno con cui farne. Mi sento una nebbia addosso, come se fosse quasi un mio dovere ricominciare a pensare a tutto quello a cui ho smesso di pensare perché non sapevo pensare. In fondo non ho smesso di condurre elettricità, ho solo avuto paura di resettare quando hai staccato la corrente. Ti dirò, l’ho già detto, non mi piace un granché quello che è successo. Però non posso nemmeno fuggire per sempre, non perché sia impossibile, quanto perché preferirei addormentarmi pensando all’oggi piuttosto che al mai più. Cioé, va bene, c’è poco da vedere, ma se posso scegliere di bruciarmi la retina con qualcosa di colorato forse è meglio che restare al buio in eterno. E lo dico così, senza impegno, anche perché dopo tutto questo tempo cazzo ne so dove è finito l’interruttore.

 

Lasciami andare 21/12/15

Non è una figata che siamo ancora qua? Anche con le lacrime agli occhi, oh, sensibile, mi fai “perché” e io boh, è un po’ come ridere credo. E dai! Più in fondo hai capito. Mi piace tanto stare così, a pensare sul balcone, beh adesso che ho un balcone ma prima al tavolo, o in giro per la cucina, cioé per quell’unica stanza, ma voglio dire in piedi, musica dalla tasca sinistra per avere la mano destra libera per il caffé che sa di acqua ma è tanto tanto caldo per la mia gola stanca, ma dico tutto questo prima e adesso il balcone come facevo da piccolo, non per saltare ma per guardare le nuvole e sorridere al cielo da dove non mi vede nessuno. Dicevo! Hai capito e in realtà volevo parlartene un po’, così come sfogo, ma non ci sei mai e vabbé, allora parlo da solo che tanto mi sto simpatico. E se arrivo a una qualche conclusione sono tanto contento e posso tornare a soffrire su Matlab spero non più di quattro settimane che mi sono anche rotto il cazzo di fare lo scienziato. Tempo cinque minuti ed ecco certo che però e via di nuovo. Se vado avanti così rischio di prendermi una morale, ma oh, sto pure vincendo, per quel che nella mia semplice testa è vincere, quindi nella mia semplice morale sono giustificato per tutto. Beh non per fare male, ma non credo di fare male, e se sto facendo male, boh, me lo diresti? Mi guardi sempre un po’ così, che sembra dici, ma dove cazzo stai, ma io sono ingenuo e penso di piacerti così, quindi se me lo dicessi ci starei anche male, e allora magari non dirmi niente, come io cerco di fare con te anche se scusa c’ho il lamento facile e lo so che è una palla ma penso tu mi abbia reso un po’ più bello da lì. Quindi pian piano va tutto bene. E non è una figata che pian piano vada tutto bene?

Ok se ti girano non rispondere ma ci sarà la notte che sei d’accordo e allora magia. Ci credo tanto, nella tua magia. O forse credo nella mia che qualche volta (qualche!) ti fa sorridere. Basta credere in qualcosa davvero. Poi il resto si improvvisa.

 

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