Matau

Il modo più facile per trovare sé stessi è riconoscersi in qualcun altro. Questa è la sua teoria, e per questo si è imbarcata in un’avventura più grande di lei, al solo scopo di riportarla a dimensioni che possano abbracciarla completamente. Né una ricerca né un’attesa, ma un vero e proprio rimodellamento del mondo che la circonda sulla base della sua personale idea di essenza. Una corsa senza fine, una speranza inestinguibile a guidare il suo coraggioso animo verso i confini dell’universo. Intermezzi tragici e sospirate bugie non sono sufficienti a interrompere il sogno, a farle perdere di vista l’obiettivo ultimo.
L’irrazionalità del trovare il senso nella ricerca di un senso non la sfiora neanche: è felice.

 

Koru

Il bello delle strade davvero lunghe è che più si prosegue meno importa, le diverse esperienze si unificano in una sola meravigliosa miscela e il concetto stesso di lunghezza perde ogni significato. Lei lo ha capito da diversi chilometri, ma se a ogni fermata le parti sembrano rientrare nel tutto, il suo io lascia sempre dietro qualcosa, e il rimpianto di un’interezza data per scontato comincia a farsi sentire come artigli di avvoltoio conficcati tra le clavicole.
Seduta al bancone dell’ennesimo bar, scambiando due parole con quattro sconosciuti, si accorge della ragazza nell’angolo che la fissa con intensi occhi di ghiaccio. Ha l’impressione di averla già vista. Vuole ignorarla ancora – è inutile. Si accorge di averlo sempre saputo. Tu non sei qui, le dice. Tu non sei qui.
Esce. Un altro pezzo abbandonato, perso per sempre. Eppure… Altri chilometri, altri sguardi, e non è mai qui. E arriva la consapevolezza che, alla fine della strada, di lei non rimarrà niente. E arriva la consapevolezza che è ora di girare. Al primo bivio, la ragazza giace esanime ai piedi di un cartello, e sembra dire: ovunque tu sia, hai la mia benedizione e quella di un tutto che non è te, ma aiuta.

 

Pikorua

La solitudine non è uno stato sociale, è un’inevitabile condizione esistenziale. Ma questo non significa che si debba smettere di fare esperienza degli altri, e di questo lei ne è ben consapevole. È decisa a non sprecare neppure una tela, per quanto insignificante la base possa sembrare. Ella possiede un dono non comune: è in grado di vedere il disegno completo nel mezzo di ogni singolo tratto, e come non si preoccupa del successivo non prende neanche in considerazione l’ipotesi di rallentare. Riesce a cogliere l’enormità dell’abbandono, della finzione, della violenza. Ogni nuovo sentimento è un tassello in più che porta avanti il suo viaggio interiore, in un insieme di opere più o meno definite, ma tutte profondamente meravigliose.
Però le tele finiscono, prima o poi. Alcune sono particolarmente difficili da lasciare indietro – anche se ovviamente per lei non si tratta davvero di un addio, si limita a lasciarle in deposito in attesa di una nuova ispirazione. A volte neppure la più grande artista resiste alla tentazione di riprendere in mano il pennello prima di aver consultato il genio. E a quel punto l’artista perde il suo ruolo e diventa semplice oggetto in una rappresentazione del vasto oceano del pensiero, i cui vortici raramente lasciano superstiti.

 

Twist

Ha camminato così a lungo che le gambe hanno cominciato a farle male, e non ha intenzione di fermarsi. Il ricordo di ogni singolo incontro è inciso nella sua mente. Alcuni col sangue, altri con l’alcol, altri ancora non sono che sbiadite immagini. Eppure inebriano tutti. Non potrebbe mai separarsene, ma nelle giornate più lunghe non può fare a meno di chiedersi se vale davvero la pena di stringere ogni mano che incrocia, anche se solo per un istante. Diventa in fretta una domanda retorica, ma come sempre, l’istante è fondamentale. Questa volta, l’incendio è evitato.
Ha camminato così a lungo che le gambe hanno smesso di farle male, e non ha intenzione di fermarsi. Il ricordo di ogni singolo affetto è inciso nella sua pelle. Alcuni col fuoco, alcuni col ghiaccio, altri ancora non sono che sbiadite cicatrici. Eppure bruciano tutti. Non potrebbe mai separarsene, ma nelle notti più fredde non può fare a meno di chiedersi se vale davvero la pena di continuare anche a costo della sua stessa felicità, invece di accontentarsi del primo apice. Diventa in fretta una domanda retorica, ma come sempre, l’istante è fondamentale. Come rallenta, le fiamme avvolgono il suo corpo stanco per l’ultima volta.

 

Manaia

Inizia sempre con un presagio. La luce, il tuono. Difficile capire quale arriva prima, o da cosa sono provocati, ma il dopo è sempre lo stesso. Un brivido lungo la schiena, come se la sofferenza di lei fosse condivisa nel corpo come nella mente. E un senso di importanza, come se la condivisione strappasse lo strazio peggiore alle viscere dilaniate. Funziona: lei *sa* che funziona. Mentre l’essenza vitale abbandona l’involucro cavalcando fiotti di sangue, sussurra in silenzio un’ultima preghiera di ringraziamento con quella minima parte di voce che ancora non vomita dolore.
Un picco di felicità è raggiunto nella compassione, che non è un granché, ma è tutto ciò a cui l’angelo può aspirare prima di spegnersi. Ancora una volta, il pellicano ha nutrito i suoi figli.

 

Kopae

Tutto quello che ha visto, l’enormità di ciò che ha provato: sublime per uno spettatore, salvezza per un penitente, fumo per un cadavere.
Ma i ruoli sono intercambiabili, e anche questo lei lo sa.