La prima pagina è diventata affollata, e preferirei limitare l’archivio alla mia adolescenza, che termina ufficialmente nell’agosto 2012. Qui raccolgo il resto dell’anno. Spero che i likes perduti non se la prendano, ma non ho idea di come spostare effettivamente i post.

 

Acceptance 26/09/12

Non so come si traduca. Accettazione fa schifo, e non possiede la stessa dolcezza.
L’acceptance è l’ultima fase.
Fiori nella neve. Luci lontane. Non c’è meraviglia distante a sufficienza dal mio cuore da poter posare lo sguardo senza timore.
Nessuna meraviglia li riporterà indietro.
Nessuna meraviglia mi riporterà indietro.
Aspettare è simile ad accettare, e così si confondono. Ma l’attesa è passiva, infatti si aspetta col sorriso.
L’acceptance è una scheggia velenosa.
L’acceptance è l’inchiostro sbiadito, è uno spazio vuoto nella rubrica, è la pattumiera sempre più piena.
L’acceptance è la morte della malinconia, è il disagio del sogno.
L’acceptance non è il dolore: il dolore si è asciugato.
Nessun ciondolo la riporterà indietro.
Nessun cassetto mi riporterà indietro.
L’acceptance non è una morale: la morale ha fallito.
Nessuna acceptance ti riporterà indietro.

 

Come se non ci fosse un domani 06/11/12

Saranno i piccoli stupidi incontri sul treno, saranno le tante meravigliose corse che non valeva la pena di intraprendere, ma ho voglia di camminare come se non ci fosse un domani.

Certo, posso creare le mie nuvole private con una fiamma grande come un ciondolo, e perdere la voce in una delle infinite tempeste fuori e dentro un corpo per cui nutro anche meno rispetto del poco che riservo per gli altri, e allora in quella nebbia vorrei annegare come se non ci fosse un domani.

Ma una volta ci facevano ridere le torture di questo mondo, e senza innocenza ci vergognavamo delle nostre giovani paure, mai della stanca presunzione che un domani ci sarebbe sempre stato.

E ora che respiriamo in silenzio i nostri capelli, ora che la verità si è arresa alla fragilità della coscienza, la speranza ha assunto la forma di una coperta sporca che usiamo per nasconderci, anni dopo che il freddo ha smesso di battere alle nostre porte come se non ci fosse un domani.

 

Incontro 20/11/12

Siamo in tanti per la strada, ma oggi siamo solo noi. Non posso guardarti negli occhi, perché quello che ho fatto è malvagio e non potrei mai perdonarmelo. Stringerti forte è un’immagine distante e sfocata a chilometri di distanza, e ho perso la coincidenza almeno un anno fa. La gente cammina tutto intorno a quella frazione di secondo, ma no, non ci sarà alcuna punizione per me, o per il tuo sciocco sorriso.

Noi persone comuni, prive della forza necessaria al rifiuto di adattarsi, noi figli della commiserazione e del giudizio. I nostri sguardi sono lontani, e ogni passo sono mille impronte nella neve. Oggi non siamo liberi… Oggi non siamo nessuno.

 

La sciarpa 05/12/12

Nel buio, penso alla tua sciarpa.
Non mentivo, quando dicevo che la tua vista mi stringeva le vie respiratorie.
Non ero ipocondriaco, quando temevo che il tuo tocco mi avesse mandato in cancrena i polmoni.
Tossisco e la carne è scossa da un brivido.
Vorrei avere la tua morbida sciarpa intorno al collo.
I desideri non aiutano il mio respiro spezzato a riscaldarsi, così lo fermo.
Per tranquillizzarlo vado a caccia di buoni motivi.
Ma siamo a dicembre, e preferisco affogare in una cioccolata bollente piuttosto che nei tuoi freddi abbracci.
Ci sarà tempo per te, e per la tua sciarpa, quando la fiocina sarà scarica e la notte perpetua.

 

Desquamazione 08/12/12

Vomito in un angolo
pensando nel mio piccolo che un giorno
quando tornerò
ciò che non amavi avrò
lasciato tra la polvere.

 

Stanotte 17/12/12

Se ho sempre avuto difficoltà con l’amore facile non è per principio, né per ambizione, ma perché lo trovo sporco, inquinato da parole che nessuna complicità può trattenere, macchiato da quella bestia che implora in ginocchio per una cortesia o una presunzione.
E non vado fiero di ciò che ho distrutto, dei bisturi lasciati a marcire nelle viscere di ogni profanazione, del sangue esposto sui miei vestiti come un malinconico trofeo. Non vado fiero di quanto di meraviglioso ho portato in questo mondo, e non so se ciò mi renda speciale o un animale qualunque. Non ho il genio richiesto per il diritto all’inadeguatezza, né le armi per combattere il paradosso.
Per un attimo, soltanto un attimo, mi sono sentito a posto. Al mio posto, dove il destino mi vuole, dove e quando la fiducia non conta più niente e la parola è di passaggio. Nel freddo grembo di un amore complicato, al di là di un vetro, nascosto sotto gli occhi dei miei amanti, così al sicuro dal veleno che scorre nelle mie impronte.

 

Guarda con me 24/12/12

Ah, il cielo ha deciso di cadere, e tu ti ostini a coprirti la testa…
Guarda con me, e cadi con me, e vai per la tua strada.